Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale pubblica del Comune di ROMA

Storia

1903 - La nascita dell’ICP - Istituto Case Popolari

Gli Istituti Case Popolari nascono con la promulgazione della legge n. 251 del 31 maggio 1903, la prima in Italia, da un’iniziativa dell’economista ed ex Ministro del tesoro Luigi Luzzatti, per facilitare la costruzione di case economiche e popolari. Il provvedimento si inserisce nel quadro di una politica sociale che cerca di diffondere nuove forme di interventi pubblici a beneficio dei ceti popolari, applicando al rapporto sociale il principio della solidarietà, informato ad esigenze di una maggiore giustizia distributiva. Nelle sedute del Consiglio Comunale di Roma del 22 maggio (appena qualche giorno prima dell’emanazione della legge Luzzatti) e del 12 giugno 1903 nasce l’Istituto per le Case Popolari di Roma. Il Sindaco è Prospero Colonna, primo presidente dell’ICP di Roma sarà lo stesso Luzzatti.

I primi edifici sorgono già nel 1905-1906 a Flaminio e Trionfale; nel 1907 inizia la costruzione di San Saba; nel 1920 si avvia la costruzione di Città Giardino (Monte Sacro) e Garbatella.



1925 – 1930

Piazza d’Armi, Flaminio e Appio sono tre interventi che, seppur datati nelle loro origini (1910), diventano esempi significativi dell’edilizia economica interno alla metà degli anni venti. Il 10 marzo 1926 vengono emanati provvedimenti sia per mobilizzare il risparmio privato, sia per rispondere alla domanda di alloggi in proprietà, che consentono a Comuni, Enti ed Istituti per le Case Popolari di vendere o affittare con patto di futura vendita gli alloggi in patrimonio, nonché di assegnare in proprietà quelli di nuova costruzione. Della fine degli anni ’20 sono da ricordare la famosa casa a gradoni a Sant’Ippolito dell’architetto Sabbatini, gli insediamenti di Ponte Lungo di Palmerini, del Casilino III di Bruner, De Renzi e Mosca e, infine, del Portuense di Marconi.



1930 – 1945

L’attività dello ICP si dispiega ormai contemporaneamente allo sviluppo urbano che Roma sta vivendo e, quindi, al nuovo Piano regolatore generale del 1931, agli “sventramenti” (1930-1938), al disagio di sfrattati e baraccati.

Gli abitanti delle zone “sventrate” del centro storico si ritrovano senza un tetto. Insieme agli abitanti delle baracche, raggiunte dall’espansione delle case signorili, vengono trasferiti in zone periferiche della città, dove si provvede a costruire per loro, in tempi rapidissimi, nuclei abitativi di prima necessità. Tra il 1928 e il 1930 vedono, quindi, la luce le prime tre borgate: Gordiani, Prenestino e San Basilio. Quelle di Pietralata e Santa Maria del Soccorso (già Tiburtino III) sono costruite tra il 1935 e il 1940. Quarticciolo e Primavalle nascono intorno agli anni ’40, così come Tufello e l’adiacente borgata di Val Melaina.

Il dopoguerra

Alla fine della guerra la questione delle abitazioni a Roma presenta una drammaticità senza precedenti, anche per le caotiche ondate di immigrazione da parte dei profughi dalle campagne. La prima fase è affrontata con criteri di assoluta emergenza, mobilitando tutti i soggetti attuatori disponibili (dal Genio Civile all’Incis) per costruire al più presto ricoveri provvisori. Lo IACP, a causa della sua immagine fortemente compromessa col passato regime fascista, è tenuto in disparte e lasciato da solo alle prese con i problemi di manutenzione del suo patrimonio. Il grosso dell’intervento pubblico nella ricostruzione è affidato ad altri: ai privati e ai due piani settennali dell’INA-Casa creata dall’On. Fanfani. Il primo rilancio di qualche rilievo dell’Istituto arriva nel 1952 con uno stanziamento di 600 milioni di lire, indirizzato alla realizzazione di alloggi nelle solite tipologie ultraeconomiche e “rapidissime”. Nascono così San Basilio, Trullo, Primavalle e Torre Gaia.

1960-1980

È il periodo della legge 167/62. Si progettano quartieri di edilizia residenziale dotati di tutti i servizi e delle attrezzature collettive, però, di fatto, si costruiscono solo le case mentre i servizi arriveranno molti anni dopo. Il primo intervento su grande scala dello IACP in questo periodo è quello di Spinaceto. La svolta nella politica della casa e nella storia dell’Istituto arriva nel ’71 con la legge n. 865. Gli Istituti, riorganizzati e ristrutturati in Enti provinciali, assumono il ruolo di unico Ente preposto all’edilizia pubblica cui vengono devoluti sia il patrimonio che il personale di tutti gli altri Enti nazionali e locali, operanti nel settore fin a quel momento, e dei quali si dispone lo scioglimento.
Riprende con intensità l’attività costruttiva dell’Istituto, con la realizzazione di case migliori e dotate di alcuni servizi. Tra i quartieri coinvolti dall’edificazione di questo periodo vi sono: Vigne Nuove (1972 – 1974), Laurentino 38 (1972 – 1974), Corviale (1972 – 1974), Tor Sapienza (1974 – 1978), Primavalle (1975 – 1980) e Serpentara (1980).

1980 – 2009

Gli interventi si dispiegano in due diversi ed importanti ambiti: la progettazione di nuovi alloggi ed il recupero e la manutenzione degli alloggi e dei fabbricati esistenti. Rispetto a qualche decennio prima, dunque, l’attenzione e le energie sono ormai orientate su due linee guida: l’edificazione del nuovo ed il recupero dell’esistente.

La legge regionale n. 30 del 2002 interviene sull’ordinamento degli Enti di edilizia pubblica per la prima volta dopo il trasferimento delle competenze dallo Stato alle Regioni del 1977. Gli Istituti sono trasformati in Enti pubblici economici e in particolare in Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale. Dalla soppressione dello IACP di Roma nascono tre Aziende: l’ATER del Comune di Roma, l’ATER della Provincia di Roma e l’ATER del comprensorio di Civitavecchia.

Riguardo ai nuovi interventi sono senz’altro due quelli più importanti e significativi realizzati negli ultimi anni: i 440 alloggi di Ponte di Nona, su progetto dell’Arch. Paolo Portoghesi (2008) ed i 162 alloggi di Tor Vergata. Relativamente alla manutenzione, gli interventi riguardano soprattutto il rifacimento dei prospetti e delle coperture: tra quelli realizzati, possono annoverarsi Primavalle, Valmelaina, Quarticciolo e Garbatella.

2009-2014

Si registrano significativi passi avanti sul fronte del risanamento economico-finanziario dell’Azienda. Nel 2009 l’ATER, per la prima volta nella sua storia, ottiene un utile nel saldo delle partite correnti, pari a circa 7 milioni di euro. Nel 2010 il processo di informatizzazione aziendale subisce una svolta nei settori cardine quali: la gestione del patrimonio, la programmazione aziendale ed il controllo, la gestione contabile ed infine la gestione delle risorse umane.

Nel 2012 l’Azienda compie il definitivo passaggio dalla contabilità finanziaria, tipica degli Enti pubblici, alla contabilità civilistica, tipica delle Aziende private. I risultati di una sana gestione migliorano progressivamente e, grazie all’integrazione di tutti i settori strategici, all’introduzione di una proficua attività di programmazione e di contenimento razionale dei costi e alla riorganizzazione aziendale, negli esercizi 2013 e 2014 l’ATER è in utile di circa 7 milioni di euro all’anno a fronte, pur con la difficoltà di confrontare valori di bilancio civilistico e finanziario, delle ingenti perdite degli anni precedenti.

Ultima modifica: 16/05/2017