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Quando la Soprintendenza per i beni architettonici ed il paesaggio e per il patrimonio storico-artistico e demoetnoantropologico di Roma ha assunto il provvedimento di tutela monumentale ai sensi del Decreto Legislativo n. 42 del 22.01.2004 per il quartiere I.C.P. di San Saba ravvisando: "Il quartiere costituisce un complesso urbanistico architettonico dei primi anni venti ampiamente recensito dalla letteratura specializzata, di notevole interesse sia per l’impianto urbanistico che per le tipologie architettoniche e l’ispirazione sociale dell’intervento, nonché per le soluzioni formali e tecniche adottate nella definizione dell’impaginato dei prospetti. La critica è orientata a ritenere che a porvi mano, sia pure all’interno di un lavoro di gruppo, siano stati Quadrio Pirani e Giovanni Bellucci, i quali in quegli anni collaboravano all’interno dell’ufficio tecnico dell’Istituto sia alla stesura dei progetti che alla direzione dei lavori",abbiamo ripensato allo scritto che l’arch. Leti Messina ci ha inviato in occasione del centenario dell’ Istituto Autonomo Case Popolari. Ed è proprio con un brano di tale scritto che vorremmo aprire questo spazio entro il quale ripercorreremo sinteticamente i cento anni di storia dell’ente. Nel brano è racchiuso senz’altro lo spirito ed anche parte del contenuto dei primi 30 anni di attività dello IACP.

"Agli storici dell’I.A.C.P. di Roma non dovrebbe essere sfuggito il cenno che al tempo della fondazione (1903) il Sindaco della Capitale don Prospero Colonna, rivolgendosi al ’sociologo insigne Luzzatti fece, dell’orizzonte morale dell’Ente: auspicabilmente destinato a farsi "interpretazione fedele dei sentimenti delle classi diseredate dalla fortuna". Com’è noto, l’anno successivo l’Istituto diventò per decreto un Ente Morale. E sarebbe bello che le parole - per la fattispecie il sostantivo ’sentimento’ e l’aggettivo ’morale’ - non perdessero mai il loro autentico valore nel concreto rapporto con le vicende umane, dato che l’abitare è vicenda umana... Può darsi pure che Prospero Colonna si servisse solo di locuzioni letterarie, però bisogna riconoscere che i primi insediamenti popolari, soprattutto a San Saba, ma anche al Trionfale e al Flaminio - come poi in seguito la Garbatella ed altri - sono caratterizzati da un tono affettivo che li rende amabili, cordiali, colloquiali, quasi spontanei; non dico come certi venerandi centri storici in cui si avverte ancora la sopravvivenza di uno spirito comunitario, ma quasi... In quei luoghi e a quei tempi, chissà se per merito dei progettisti, o dello specifico clima culturale, l’abitare non era ancora, forse, concepito per nude unità statistiche, differenziate solo per numero di letti e di astratte tipologie standard."

Siamo ai primi del novecento. I ceti più disagiati, non potendo rivolgersi all’iniziativa privata per poter soddisfare la necessità di una casa, attesero che una soluzione venisse dall’alto e che le loro esigenze fossero appagate dalla creazione di una edilizia popolare sostenuta dalle autorità comunali o governative.
Luzzatti, sociologo insigne, pensò che dovesse spettare al Comune l’iniziativa della realizzazione di case popolari e basandosi sul precedente di Trieste, ove nel 1902 era stato costituito l’Istituto Comunale per gli alloggi minimi, si orientò per una soluzione analoga.
Il sindaco dell’epoca, Don Prospero Colonna, accolse subito le idee di Luzzatti.
Nelle sedute comunali del 22 maggio e del 12 giugno 1903 l’Istituto Case Popolari ricevette la consacrazione ufficiale.
L’I.C.P. di Luzzatti nasce per creare fuori dalle società immobiliari, dalla beneficenza delle baracche, dai tentativi isolati del mutuo soccorso, uno "spazio" per la presenza pubblica.
I primi fabbricati sorsero tra il 1905 ed il 1906 nei quartieri Flaminio, Trionfale, San Saba, con piccole costruzioni edificate secondo le possibilità del momento. Intanto, la crisi degli alloggi si andava facendo più acuta. Di seguito attraverso impulsi diversi (mutui fondiari in particolare) il patrimonio immobiliare dell’Istituto cresceva.
Nel 1910 ammontava a 800 alloggi. Nel 1911 subentra al C.di A. una commissione che rafforza la struttura e migliora la produzione.
Il periodo, oltre a vedere uno sviluppo notevole delle costruzioni dell’Ente al quartiere Testaccio, è anche caratterizzato dal primo esempio di costruzione per conto terzi la cui gestione viene assicurata dall’Istituto per tutto il periodo di ammortamento del mutuo.
Nel 1919 il Comune cede in blocco allo I.C.P. le casette minime costruite per far fronte alla situazione di disagio dei baraccati e dei senzatetto. Si tratta di 2669 vani in cui vivono 4536 persone (963 famiglie). L’Istituto si impegna alla graduale demolizione di tali casette una volta realizzate nuove abitazioni per i loro occupanti.

Il dopoguerra, siamo intorno al 1920, si presenta particolarmente difficile per la situazione alloggiativa e non soltanto a Roma.

Nell’ottobre del 1924 fu fondato l’INCIS con l’obiettivo di costituire un vero e proprio demanio di edifici che rimanessero di proprietà dello Stato, mentre gli alloggi venivano dati in affitto agli impiegati statali.

L’Istituto, dal canto suo, al fine di far fronte, almeno in parte, alla carenza di alloggi, dette inizio a nuovi organici piani costruttivi grazie all’acquisto di numerose aree edificabili. Nasce la Garbatella. Altre costruzioni sorgono al Trionfale, Piazza d’Armi,Testaccio, Fiumicino.

Nel 1926 sorsero, primo esempio nel loro genere, le "case a riscatto".
Sono di questo periodo le case di tipo economico del quartiere Appio, Piazza d’Armi (tra la Via Sabotino), il quartiere Flaminio, il Celio.

Sempre nel 1926 la collaborazione tra l’Amministrazione comunale e l’Istituto portò al recupero del Teatro di Marcello.
Nel 1928 sorgono alla Garbatella i quattro alberghi suburbani con asili per bambini, bagni, locali assistenziali.
I mille vani che avrebbero dovuto fungere da case parcheggio per la crescente penuria di abitazioni furono trasformati in abitazioni normali stabili.

Nel 1928 si dà inizio alla costruzione della sede dell’Ente a Ponte Umberto su progetto del Presidente dell’epoca, Prof. Arch. Alberto Calzabini.

Tra il ’28 e il ’30 furono costruite le borgate di San Basilio, Pren estina, Gordiani. Gli anni sono quelli della demolizione dei fabbricati nella zona dei Fori Imperiali e del Campidoglio.

Nel quadriennio 1932-1936 l’attività dell’Ente tocca anche la Provincia, in particolare Guidonia, dove tra il 1937 ed il 1940 venivano costruiti anche il palazzo comunale e la chiesa.

Nasce in questo periodo la Borgata del Trullo, viene terminato il Tiburtino 3º e sorgono le prime case del Quarticciolo.

Alla vigilia del secondo conflitto mondiale l’Istituto contava circa 21.000 alloggi, 64.000 vani e circa 120.000 cittadini romani vivevano negli stabili dell’Ente.
La seconda guerra mondiale trascinò l’Istituto anche per le caratteristiche sociali del suo inquilinato, in condizioni di estrema difficoltà. Le pigioni si incassavano in misura ridottissima; la manutenzione degli edifici era bloccata per mancanza di mezzi finanziari, di materiali e di mano d’opera qualificata. I senzatetto occupavano di forza gli alloggi non ultimati per la guerra.

Così il periodo postbellico (1944-1950) si presentò con una situazione finanziaria disastrosa. Nell’esercizio 1943-44 la morosità degli inquilini ammontava a circa 7 milioni, pari al 18% del carico reale annuo. Il deficit complessivo raggiunse i 24 milioni su una spesa complessiva di oltre 91 milioni (deficit che nei bienni successivi aumentò fino a toccare, nel biennio 1947-48 un massimo di 243 milioni per poi cominciare a scendere nei bienni successivi).

Nel 1946 alla gestione commissariale subentrò un normale Consiglio di Amministrazione. Lentamente si tornava alla normalità. Si diede così inizio alla riparazione dei danni bellici e si cominciò a costruire nuovi alloggi.
Nell’esercizio 1947-48 circa 2.500 alloggi danneggiati erano stati riparati e ultimata la costruzione di 1.500 alloggi.
Il 1948 segna la ripresa dell’attività edilizia su larga scala; la normalizzazione della vita pubblica e la ritrovata efficienza delle amministrazioni statali porta alla concessione di notevoli finanziamenti per opere di manutenzione straordinaria oltre a notevoli contributi dello Stato sui mutui contraendi. I fitti vengono aumentati mediamente di circa il 95% portando il carico annuo degli stessi da 125 a 238 milioni. Il patrimonio edilizio dell’Istituto sale intanto a 27.000 alloggi e circa 85.000 vani.

Il 1949 è anche l’anno della nascita dell’INA-CASA istituita con la legge Fanfani (28 febbraio 1949). Un Piano per l’incremento dell’occupazione operaia che trova la principale fonte di finanziamento dall’imposizione ai lavoratori dipendenti e ai datori di lavoro di un contributo costante sull’ammontare delle retribuzioni.

Così dall’Istituto vengono anche assunti incarichi di costruzione (stazione appaltante) per conto dell’INA-CASA per un totale di circa 1500 milioni.
Il risanamento post bellico porta tuttavia ad un notevole aumento del deficit. Nonostante l’accelerazione della vendita di alcuni fabbricati già destinati al riscatto (nei settori di Testaccio 3º, di Trionfale 5º, piazza D’Armi 3º nonché parte del gruppo di Porta Latina) nel 1951 il deficit sale ad oltre un miliardo di lire.
Al deficit rilevante si aggiungeva anche l’esigenza della radicale sistemazione del patrimonio immobiliare che il periodo bellico e post bellico aveva ridotto in penose condizioni di abbandono.

Parallelamente i finanziamenti pubblici diminuiscono.

Solo nel 1952 un finanziamento di circa 600 milioni permette di intervenire con la realizzazione di nuovi alloggi nelle borgate di Borgo del Trullo, San Basilio, Primavalle, Torre Gaia.

Intanto il piano INA-CASA viene prorogato per altri sette anni (1956-1963).

I due settenni dell’INA-CASA assorbono quasi per intero la produzione edilizia anche se solo in parte per le classi più abbienti.

Gli I.A.C.P. svolgono la loro attività prevalentemente nel campo degli interventi a contributo statale, mentre per l’INA-CASA sono una delle tante stazioni appaltanti.

La produzione pubblica copre così solo in parte la richiesta di alloggi. In Roma l’emergenza casa,anche per le caotiche ondate di immigrazione dei profughi delle campagne non si arresta.

Così l’abusivismo perde i connotati di marginalità e diventa un sistema parallelo del mercato della casa.

Nel 1963 la Legge n.60 istituisce la GESCAL, gestione case lavoratori che, con gli stessi meccanismi dell’INA-CASA si propone, attraverso una articolazione dettagliata di disposizioni (la normativa tecnica, che avrebbe dovuto essere aggiornata in relazione ai risultati di programmi, paralleli a quelli ordinari, di sperimentazione edilizia.) di indirizzare l’attuazione degli interventi costruttivi nei piani di zona della 167.
Nel 1965 parte l’intervento di Spinaceto che resta, per la parte di competenza, uno degli interventi più interessanti realizzati dallo I.A.C.P. per conto della GESCAL, nonostante il ritardo nei finanziamenti per la realizzazione delle attrezzature commerciali, per l’integrazione sociale voluta fin dal momento della progettazione planivolumetrica attraverso una sapiente distribuzione delle cubature dei singoli comparti edificatori, alternando alloggi per la generalità dei lavoratori con alloggi destinati a dipendenti di enti, aziende e pubbliche amministrazioni.
Nell’aprile del ’66 lo I.A.C.P. indice gli otto appalti-concorso per 1622 alloggi e 9513 vani.
Complessivamente si realizzeranno 2500 alloggi per 14.000 vani.

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